Qual è la frequenza ideale per pubblicare su LinkedIn nel 2025?
Una delle domande più ricorrenti che riceviamo da imprenditori, responsabili marketing e aziende B2B è proprio questa: “Quanto spesso dobbiamo pubblicare su LinkedIn per ottenere visibilità e risultati concreti?”
La risposta, come spesso accade nel marketing digitale, dipende da molteplici fattori: settore di appartenenza, tipo di pubblico, obiettivi aziendali, risorse disponibili, ma anche algoritmo della piattaforma, che nel 2025 ha assunto logiche sempre più raffinate in termini di reach organica, qualità del contenuto e frequenza di pubblicazione.
Tuttavia, esistono dei parametri guida supportati da dati e analisi recenti. Secondo uno studio pubblicato da HubSpot e aggiornato nel 2024, le aziende che pubblicano tra 2 e 5 post a settimana su LinkedIn ottengono i tassi di engagement più alti nel medio-lungo periodo. Il dato è confermato anche da LinkedIn stesso, che consiglia ai brand una frequenza minima di 3 post a settimana per mantenere la visibilità attiva nel feed.
Secondo LinkedIn Marketing Solutions (2024): “Le aziende che pubblicano regolarmente contenuti utili da 3 a 5 volte a settimana ottengono il 2x di engagement rispetto a quelle che lo fanno in modo occasionale.”
Eppure non basta “essere presenti”: la coerenza e la qualità del contenuto sono oggi parametri premianti più della quantità. Pubblicare un solo contenuto altamente rilevante alla settimana può portare più risultati di cinque post banali pubblicati solo per “riempire lo spazio”.
È quindi fondamentale dotarsi di una strategia editoriale che sia sostenibile, coerente e orientata al valore, come spieghiamo anche nell’articolo dedicato alla strategia perfetta di marketing digitale, che approfondisce la centralità della pianificazione nel successo aziendale online.
Ecco quindi una tabella esplicativa con le soglie ottimali di pubblicazione, in base alla tipologia di azienda e all’obiettivo primario:
Tipo di attività | Obiettivo | Frequenza consigliata | Note |
---|---|---|---|
Startup B2B | Awareness + lead | 3 post/settimana | Alternare contenuti educativi e testimonianze |
PMI locali | Autorità + visibilità | 2 post/settimana | Focus su brand identity e valori |
Aziende consolidate | Employer branding + recruiting | 4-5 post/settimana | Post multiformato: articoli, video, storie |
Consulenti e freelancer | Fiducia + relazioni | 2-3 post/settimana | Priorità a contenuti esperienziali e storytelling |
In questo contesto, anche la tipologia di contenuto incide sulla frequenza. LinkedIn valorizza i formati che generano interazioni reali e permanenza sul post: documenti scaricabili, caroselli PDF, post con link interni di valore, e soprattutto video professionali e contenuti informativi.
Non a caso, le aziende che lavorano già su un piano di contenuti con calendario editoriale ben strutturato riescono a mantenere la coerenza nel tempo. Una buona pratica consiste nel creare un mix settimanale, ad esempio:
- Lunedì → Post ispirazionale o valore aziendale
- Mercoledì → Approfondimento tecnico o guida utile
- Venerdì → Caso studio, testimonianza o risultato
Abbiamo visto implementare questa strategia con successo anche per clienti che investono su piattaforme diverse come Meta Ads e Google Ads, dove l’integrazione tra canali è diventata essenziale per aumentare la visibilità e attrarre nuovi clienti in maniera strutturata.
Infine, una frequenza costante è ciò che distingue un brand “attivo” da uno “fantasma”. LinkedIn, da piattaforma B2B passiva di CV, è oggi un vero media professionale. Chi non pubblica con regolarità viene considerato meno affidabile, soprattutto da chi cerca partner, fornitori, professionisti e aziende con cui collaborare.
È proprio per questo che curare la frequenza, il tono e la strategia di pubblicazione è oggi un atto di branding, non solo di marketing.
Meglio pubblicare ogni giorno o ogni settimana su LinkedIn?
Una delle domande più comuni tra imprenditori, aziende e liberi professionisti è se convenga davvero pubblicare su LinkedIn ogni giorno oppure se sia sufficiente una presenza settimanale.
Entrambe le opzioni possono funzionare, ma richiedono strategie completamente differenti. L’importante è non commettere l’errore di trattare LinkedIn come un social “da compagnia”: qui si gioca una partita seria e professionale, dove la pubblicazione non è solo questione di visibilità, ma di posizionamento del brand aziendale.
“Non è importante essere visibili. È fondamentale essere visibili nel modo giusto.”
Pubblicare ogni giorno: vantaggi e criticità
Pubblicare quotidianamente su LinkedIn può sembrare la scelta migliore, soprattutto perché molti leggono che “l’algoritmo premia la costanza”. In parte è vero: una presenza quotidiana aiuta il vostro profilo o la vostra pagina a restare nella mente del pubblico, ma a patto che ci siano valore, coerenza e varietà nei contenuti.
Quando un’azienda o un professionista pubblica ogni giorno, può:
- Presidiare costantemente il feed dei propri follower.
- Mostrare continuità di pensiero e una forte identità.
- Aumentare il numero di impression settimanali.
- Avere più opportunità di intercettare nuove connessioni o lead.
Tuttavia, non è una strategia adatta a tutti. Il rischio principale è la saturazione, o peggio, la pubblicazione forzata di contenuti banali o ripetitivi che danneggiano l’immagine del brand. LinkedIn non è Facebook: un contenuto mediocre può fare più danni di un silenzio ben studiato.
Inoltre, serve una pianificazione editoriale accurata, possibilmente gestita da un team o da un’agenzia, come spieghiamo anche nella guida su come creare un calendario editoriale efficace su LinkedIn.
Pubblicare una o due volte a settimana: qualità prima della quantità
Se non si dispone di risorse interne o di una strategia strutturata, è preferibile limitarsi a pubblicare 1-2 volte alla settimana, ma con contenuti ben studiati, ricchi di valore per il proprio pubblico target.
Questa frequenza permette di:
- Curare ogni contenuto nel dettaglio, ottimizzando il messaggio e l’estetica.
- Raccogliere più dati sull’interazione degli utenti e migliorare i contenuti successivi.
- Evitare il “rischio spam”, che porta molte aziende a perdere credibilità.
Ad esempio, un post settimanale che approfondisce un caso studio aziendale, un insight strategico oppure una soluzione concreta per una problematica reale avrà un impatto più profondo e duraturo di tre post generici in settimana.
Questa strategia è particolarmente adatta per:
- Imprese che vendono servizi complessi o consulenze.
- Brand che puntano sull’autorevolezza e sulla leadership di pensiero.
- Aziende che vogliono massimizzare la reach senza sovraesposizione.
Non a caso, molte aziende che investono anche in LinkedIn Ads decidono di combinare sponsorizzate mirate con una frequenza organica più bilanciata, così da mantenere un feed ordinato e focalizzato.
La chiave è la sostenibilità
Il punto centrale, però, non è tanto la frequenza quanto la sostenibilità nel tempo. Pubblicare ogni giorno per due settimane e poi scomparire per un mese è molto meno efficace di una pubblicazione bisettimanale costante per sei mesi.
Inoltre, l’algoritmo di LinkedIn nel 2025 premia sempre più la continuità e l’interazione: è meglio pubblicare poco ma farlo con costanza, coinvolgendo la community, rispondendo ai commenti e interagendo anche su post altrui. Il social selling inizia prima del contenuto, e continua ben oltre il post.
Per molti clienti che ci chiedono una strategia “chiavi in mano”, consigliamo di iniziare con una frequenza sostenibile (1-2 post a settimana), per poi aumentare progressivamente solo quando il team interno è pronto o quando la produzione contenutistica è delegata a una realtà strutturata.
Come creare un calendario editoriale efficace su LinkedIn
Un calendario editoriale LinkedIn ben strutturato non è un semplice planning di date, ma un vero e proprio strumento strategico per far crescere l’autorevolezza del proprio brand, migliorare la coerenza della comunicazione e soprattutto generare risultati misurabili in termini di reach, engagement e conversioni.
Nel contesto attuale, dove ogni azienda è ormai un media, il modo in cui si costruisce e si gestisce la pubblicazione su LinkedIn può fare la differenza tra una pagina dimenticata e un canale di acquisizione clienti efficace e continuativo.
“Il contenuto è re, ma la coerenza è la regina” – citazione ricorrente nel marketing strategico B2B
(fonte: Content Marketing Institute, 2024)
Da dove partire: obiettivi, risorse e pubblico target
Per strutturare un piano editoriale LinkedIn efficace per il tuo business, la prima cosa da fare è definire con chiarezza:
- Obiettivi di marketing aziendale
- Vuoi aumentare la brand awareness?
- Cerchi nuovi lead qualificati?
- Vuoi rafforzare il posizionamento rispetto alla concorrenza?
- Risorse disponibili (interne o esterne)
- Chi crea i contenuti?
- Chi si occupa della pubblicazione?
- Quanto tempo può essere dedicato alla gestione di LinkedIn?
- Pubblico target su LinkedIn
- Parli a CEO, responsabili HR, direttori marketing?
- Operi nel B2B o nel B2C?
Questo lavoro preliminare consente di costruire un calendario che sia personalizzato e sostenibile nel tempo, due elementi fondamentali per ogni strategia vincente su LinkedIn.
Struttura consigliata di un calendario editoriale LinkedIn per aziende
Un buon piano contenuti su LinkedIn dovrebbe prevedere diverse tipologie di contenuti alternati in modo strategico durante la settimana, per stimolare diversi tipi di interazione e rispondere a più esigenze dell’audience.
Giorno | Tipo di contenuto | Obiettivo |
---|---|---|
Lunedì | Insight di settore o trend del momento | Posizionamento |
Mercoledì | Caso studio, testimonianza cliente, risultato concreto | Prova sociale |
Venerdì | Contenuto umano o valoriale (backstage, cultura aziendale) | Connessione emotiva |
Questa formula, che noi utilizziamo in molte strategie di lead nurturing B2B, consente di creare un filo narrativo coerente e coinvolgente, evitando al tempo stesso contenuti ridondanti o autoreferenziali.
Tool e metodi per organizzare il piano editoriale
Per gestire in modo professionale un calendario pubblicazione LinkedIn, consigliamo di utilizzare strumenti agili ma strutturati come:
- Google Calendar + Fogli Google (per startup o PMI)
- Notion o Trello (per chi lavora in team o con agenzia)
- Content Scheduler professionali (Hootsuite, Later, Buffer)
Inoltre, è fondamentale predisporre una libreria di contenuti “sempreverdi” che possono essere riutilizzati nei momenti in cui si ha meno tempo: guide pratiche, checklist, risultati aziendali, mini approfondimenti, frasi chiave estratte da articoli più lunghi.
Un ottimo esempio di contenuto evergreen da trasformare in carosello o post sintetico è il nostro articolo su come funziona Meta Ads, che può diventare base per un contenuto informativo settimanale che educa e posiziona il brand come esperto.
KPI e monitoraggio: misurare il successo della pubblicazione su LinkedIn
Un calendario editoriale non può definirsi efficace se non è misurabile. I principali indicatori che suggeriamo di monitorare ogni mese sono:
- Copertura organica dei post
- Engagement rate medio (like, commenti, click)
- Crescita dei follower della pagina
- Interazioni qualitative (messaggi, richieste, contatti diretti)
- Conversioni reali verso il sito (soprattutto se collegate a landing page efficaci)
Per questo motivo è sempre utile affiancare il calendario a un file di monitoraggio, aggiornato almeno una volta al mese, in cui annotare l’andamento dei singoli post e capire quali contenuti funzionano meglio per il proprio pubblico.
Quali contenuti pubblicare su LinkedIn per attirare clienti
Uno degli errori più comuni che vediamo nelle aziende che iniziano a usare LinkedIn come canale di marketing è la pubblicazione di contenuti autoreferenziali, poco strategici e privi di una vera utilità per il lettore.
Questo atteggiamento, nel 2025, non solo non porta risultati, ma rischia addirittura di danneggiare l’immagine del brand, generando disinteresse o – peggio – indifferenza.
Al contrario, i contenuti LinkedIn che funzionano davvero sono quelli che rispondono a un’esigenza del pubblico. E nel caso di imprenditori, responsabili aziendali o manager d’acquisto, il bisogno è sempre uno: risolvere un problema, cogliere un’opportunità o migliorare un processo.
Tipologie di contenuti LinkedIn ad alta efficacia per aziende
In base alla nostra esperienza sul campo, i contenuti più performanti su LinkedIn per il mondo business sono:
- Post educativi / formativi
- Come si fa qualcosa
- Qual è la strategia migliore
- Cosa sta cambiando nel mercato
- Case study e risultati ottenuti
- Cosa abbiamo fatto per un cliente
- Qual era il problema iniziale
- Quali risultati abbiamo ottenuto
- Contenuti “dietro le quinte”
- Il processo di lavoro
- Il team in azione
- Scelte strategiche condivise
- Micro-approfondimenti da articoli del blog
- Ritagliare un concetto da un articolo autorevole e trasformarlo in carosello o post testuale.
- Ad esempio, estrarre da una guida come “Quanto costa LinkedIn per aziende” uno spunto pratico per aiutare imprenditori a valutare il ritorno dell’investimento.
- Contenuti di posizionamento
- Opinioni su trend e cambiamenti del settore
- Vision aziendale e orientamento strategico
- Scelte non convenzionali e motivazioni
“Su LinkedIn, l’autorevolezza non si dichiara. Si costruisce con ogni contenuto che pubblichi.”
(Fonte: Harvard Business Review, 2024 – “Strategic Positioning on LinkedIn”)
Esempi pratici di contenuti che attraggono lead
Ecco alcuni spunti testati e funzionanti per chi desidera creare un piano contenuti LinkedIn capace di attrarre clienti:
- “Come abbiamo aumentato del 42% i lead per un cliente nel B2B con una strategia multicanale LinkedIn + Meta Ads”
→ Ottimo per mostrare risultati misurabili. - “I 3 errori che le aziende commettono quando iniziano a fare LinkedIn Ads”
→ Perfetto per inserire anche il link all’articolo Come funzionano le LinkedIn Ads. - “Ogni quanto conviene pubblicare su LinkedIn? La risposta che nessuno ti dà (ma che fa la differenza)”
→ Questo tipo di contenuto stimola interazione e condivisione.
Il principio chiave: pubblica per il tuo cliente ideale
Non bisogna mai dimenticare che ogni contenuto pubblicato deve parlare a un problema reale del tuo potenziale cliente. Non è LinkedIn a generare i clienti. È ciò che dici e come lo dici.
Per questo motivo, i contenuti che convertono sono quelli che:
- Hanno un titolo forte e centrato su una domanda frequente
- Offrono una soluzione chiara o un consiglio reale
- Invitano all’interazione (“Cosa ne pensi?”, “Anche tu hai questo problema?”)
- Rimandano, quando utile, a contenuti più approfonditi, come guide, casi studio, articoli o landing page
Per esempio, chi vuole saperne di più su come creare contenuti di valore può trovare un approfondimento utile nel nostro articolo dedicato al Content Marketing B2B Strategico, pensato proprio per costruire fiducia e autorevolezza con i contenuti.
Quali sono gli errori da evitare nella pubblicazione su LinkedIn
Essere presenti su LinkedIn non basta. Per ottenere risultati reali, bisogna pubblicare in modo strategico, coerente e professionale. Tuttavia, molte aziende e imprenditori, pur con le migliori intenzioni, commettono errori che riducono drasticamente la visibilità dei loro contenuti e compromettono la percezione del brand.
Ecco quindi un’analisi concreta dei principali errori da evitare assolutamente quando si pubblica su LinkedIn, soprattutto nel 2025, dove l’algoritmo è diventato molto più selettivo e orientato alla qualità.
1. Pubblicare solo per “esserci”
Il primo errore è quello più diffuso: pubblicare post banali, generici, copiati o senza valore reale, solo per non lasciare ferma la pagina aziendale. Questa pratica non solo non porta benefici, ma abbassa il tasso di engagementmedio, penalizzando i post successivi.
Come abbiamo approfondito nella guida su quanto conviene pubblicare su LinkedIn, il valore percepito del brand è direttamente collegato alla qualità del contenuto.
“Ogni contenuto pubblicato online è una promessa. Se deludi, non ti verrà data una seconda possibilità.”
2. Ignorare il proprio pubblico target
Molte aziende pubblicano contenuti autoreferenziali, parlando solo di sé stesse, dei propri servizi o traguardi, dimenticando chi c’è dall’altra parte dello schermo.
LinkedIn non è un catalogo prodotti, ma una piattaforma di relazioni professionali e contenuti di valore. I post devono sempre partire da una domanda reale del pubblico, come ad esempio:
- Quanto costa LinkedIn Ads per un’azienda?
- Vale la pena investire in LinkedIn Premium?
- Ogni quanto dovrei postare per essere visibile?
Per rispondere a queste domande, sono fondamentali articoli mirati come quanto costa mettere annunci su LinkedInoppure quanto costa LinkedIn per aziende, da integrare nelle strategie editoriali con post informativi e di educazione.
3. Non avere un piano editoriale
Pubblicare “quando capita” è una delle cause principali di insuccesso su LinkedIn. L’assenza di pianificazione porta a contenuti incoerenti, ripetitivi o addirittura controproducenti.
Un calendario editoriale, come visto in questa sezione, permette di mantenere una direzione strategica, coprendo argomenti utili, coinvolgenti e pertinenti con continuità.
4. Non ottimizzare il contenuto per la piattaforma
Ogni social ha le sue regole. LinkedIn, ad esempio, penalizza i link esterni inseriti nel corpo del post, riducendo la reach. Per questo motivo, se vogliamo invitare l’utente a leggere una guida – come quella su come funzionano le LinkedIn Ads – è più efficace pubblicare un carosello che riassume i punti chiave e inserire il link nei commenti o nel primo post successivo.
Anche la formattazione del contenuto è fondamentale: paragrafi brevi, spazi tra i blocchi, call to action chiare, immagini o PDF con copertine personalizzate.
5. Non analizzare i dati
Ultimo, ma non meno importante: non monitorare le performance dei post pubblicati. Ogni azienda dovrebbe tenere traccia di metriche fondamentali come:
- Reach organica media
- Engagement rate per post
- Tipologie di contenuti con più interazioni
- Orari e giorni più performanti
Questo consente non solo di ottimizzare i post futuri, ma anche di decidere quando investire in campagne sponsorizzate, come abbiamo analizzato nella guida quanto costa sponsorizzare un post su LinkedIn.